Effetto Dunning-Kruger

by PASSIONECAITPR

Essere “breeders” equivale ad essere più Allevatori e un po’ meno semplici esibizionisti.

Domanda a bruciapelo: ti consideri un guidatore nella media o sopra la media?

Secondo uno studio del 2013 il 93% delle persone è convinto di avere abilità di guida sopra la media (il restante 7% non ha la patente).

Ulteriori ricerche hanno dimostrato che questa tendenza a sopravvalutare le proprie capacità non riguarda soltanto i guidatori di auto.

foto 1 – fonte FB

Oggi la ritroviamo in molti altri ambiti: IL CAITPR OVVIAMENTE NON SI SALVA DA QUESTO PROBLEMINO.

L’ignoranza genera più fiducia della conoscenza.

– Charles Darwin

Infatti, capita assai spesso che le persone che sanno meno, di un qualsiasi argomento, pensino di saperne molto più degli altri. 

Convinti delle loro conoscenze, credono di essere addirittura migliori degli altri.

Tale fenomeno prende il nome di effetto Dunning-Kruger.

I socio-psicologi  David Dunning e Justin Kruger furono i primi a osservare il fenomeno. L’effetto Dunning-Kruger è così definito: distorsione cognitiva ipotetica, a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità.

Da dove nasce questa illusione di superiorità?

Come possiamo individuarla negli altri, per evitare che degli incompetenti, (magari anche arroganti), rovinino il lavoro qualitativo di professionisti attorno ad un determinato “ARGOMENTO”?

foto 2 – fonte FB

Per scoprirlo dobbiamo andare a Pittsburgh nel 1995.

Wheeler McArthur – Credits: gabrielegranato.it

Proprio in quell’anno, il quarantacinquenne McArthur Wheeler decise di rapinare due banche nello stesso giorno. 

Egli non indossò né maschere, né travestimenti, pur sapendo che ci fossero delle telecamere a riprenderlo.

Dopo poche ore, la polizia lo rintracciò e arrestò.

Al momento della sua cattura, incredulo, esclamò: “Ma io indossavo il succo!”.

Il povero Wheeler McArthur era convinto che, cospargendosi di succo di limone sarebbe risultato invisibile alle telecamere.

Il rapinatore credeva di essere non riconoscibile grazie al succo di limone, perché, qualche tempo giorno prima, un amico gli aveva mostrato che, scrivendo su un foglio alcune parole utilizzando succo di limone, la scritta rimaneva invisibile fino a quando non la si avvicinava a una fonte di calore.

Dunque, Mc Arthur si era convinto che, cospargendosi il viso di limone e rimanendo lontano da fonti di calore, non sarebbe stato visibile agli altri, ancor meno alle telecamere.

Prima di recarsi in banca, aveva provato a scattarsi una foto con una polaroid, ma aveva sbagliato mira fotografando il soffitto.

In quella fotografia non apparve e ciò gli aveva confermato la teoria secondo la quale grazie al succo di limone, sarebbe diventato completamente invisibile. 

Il rapinatore non era sotto l’effetto di stupefacenti o alcool, anzi era assolutamente lucido e stupito di essere stato smascherato.

La vicenda incuriosì molto il docente di psicologia della Cornell University, David Dunning, il suo allievo Justin Kruger.

Insieme, compirono degli studi su un gruppo di studenti.

Dunning e Kruger sottoposero gli studenti a dei test su tre diversi campi: umorismo, grammatica e ragionamento logico.

Prima di eseguire il test, gli studenti dovevano esprimere il loro grado di competenza in ognuno dei tre campi.

I risultati furono pubblicati solo nel 1999 nello studio intitolato “Incompetenti ed Inconsapevoli di Esserlo: come la Difficoltà nel Riconoscere la Propria Incompetenza Porta ad Autovalutazioni non Veritiere” (Unskilled and Unaware of It: How Difficulties In Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments).

Ciò che venne fuori dallo studio fu sorprendente. Infatti, era emerso che i soggetti meno competenti si autovalutavano molto al di sopra delle proprie capacità.

Di contro, i soggetti molto competenti si valutavano leggermente al di sotto.

Quindi, i peggiori avevano un’errata visione delle proprie capacità, i migliori, invece, dal momento che non avevano avuto problemi a svolgere i test, ritenevano che anche gli altri fossero nella stessa situazione.

Conclusione dello studio sull’effetto Dunning-Kruger

L’esperimento che poi avrebbe portato alla scoperta dell’effetto Dunning-Kruger ebbe un’ulteriore fase che confermò le prime ipotesi dei due psicologi.

Infatti, al gruppo di studenti preso in esame, fu chiesto di ripresentarsi per visionare i test dei propri compagni.

Avrebbero, infatti, dovuto autovalutarsi nuovamente.

A questo punto, così come per la prima autovalutazione, sono successe due cose molto diverse: i peggiori tra gli studenti non cambiavano la propria valutazione, mentre i migliori aumentavano la classificazione che si erano assegnati.

I due studiosi conclusero che: “Quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto.

Al contrario, come nel caso di Wheeler, si ha l’impressione di cavarsela egregiamente“.

Tale conclusione spiega perfettamente cosa successe al rapinatore di Pittsburgh.

La storia ci insegna che gli ignoranti pensano sempre di avere ragione

Prima che l’effetto Dunning-Kruger venisse studiato, altri negli anni si espressero sulla sicurezza degli ignoranti di non essere tali.

Shakespeare si espresse in modo analogo in “Come vi piace”: Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”. 

Il filosofo e matematico Bertrand Russell scrisse: “Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”.

Da queste affermazioni si evince che negli anni, la poca umiltà degli ignoranti è sempre stata mal tollerata dai più e solo alla fine del ‘900 si è dato un nome a questo strano fenomeno.

Ad ogni modo, tutti noi potremmo essere vittime di una percezione distorta, soprattutto in ambito “CAVALLI”.

Gli esperti consigliano di cercare di essere consapevoli innanzitutto dell’esistenza di questo pregiudizio cognitivo, di essere aperti al dubbio, ed evitare di imporsi con teorie raffazzonate che rasentano il mero esibizionismo e si limitano ai social.

Il picco (monte) della stupidità

L’effetto Dunning Kruger può essere riassunto da una curva che mette in relazione competenza (“competenza/conoscenza – asse X”) e fiducia (“confidenza/sicurezza – asse Y”)

Quando siamo totalmente a zero su un argomento, non corriamo il rischio di cadere vittima dell’effetto Dunning-Kruger: siamo perfettamente consapevoli di non essere in grado di effettuare un’operazione chirurgica, di non poter guidare un aereo o di non saper dipingere. Quindi non possiamo cadere nella trappola di un eccesso di fiducia.

Il problema si pone quando acquisiamo una conoscenza elementare in un determinato campo: questa conoscenza può portarci a scalare velocemente il “Monte della Stupidità”, cioè la vetta dove la fiducia supera significativamente la competenza e dove siamo pienamente intrappolati dall’effetto Dunning-Kruger in cui ignoriamo la nostra ignoranza.

Un caso tipico è quello degli investimenti: se abbiamo qualche rudimento appreso qua e là e siamo fortunati con i nostri primi tentativi di trading, la nostra fiducia crescerà subito a dismisura. Inizieremo a considerarci degli esperti e a pensare che guadagnare in borsa sia molto più semplice di quanto ci abbiano sempre raccontato.

Purtroppo queste situazioni finiscono quasi sempre in un solo modo… e non è positivo. Gli esperti di finanza comportamentale ritengono che l’evento più sfortunato per un investitore alle prime armi sia quello di avere fortuna con i primi investimenti “fai da te” perché questa situazione alimenta subito un ingiustificato senso di fiducia e controllo.

Le inevitabili delusioni e i fallimenti che seguiranno ci ricorderanno che la realtà non è così semplice come pensavamo e che probabilmente non conosciamo abbastanza la materia: inizieremo a scendere dal Monte della Stupidità (l’altro modo per scendere sarebbe quello di studiare e acquisire veramente le competenze, ma è una strada meno battuta, soprattutto se ignoriamo la nostra ignoranza).

In questa fase più impariamo e più ci rendiamo conto di non sapere: la crescita della conoscenza si accompagna ad un ridimensionamento della nostra fiducia ottusa. 

Questo bagno di umiltà è una benedizione: se decidiamo di non mollare, la consapevolezza di non sapere costituirà uno stimolo al miglioramento.

Si potrà iniziare quindi un cammino virtuoso (“la curva dell’illuminazione”) in cui conoscenza e fiducia incrementeranno di pari passo, grazie alla FORMAZIONE.


Le difficoltà cognitive degli incompetenti

Dunning e Kruger hanno inoltre dimostrato che le persone incompetenti sono inconsapevoli perché non hanno le capacità metacognitive per valutare le competenze, sia proprie che degli altri.

La formazione come rimedio per l’arroganza

L’ultimo risultato dello studio di Dunning e Kruger riguarda il ruolo della formazione.

In uno degli esperimenti effettuati, dopo la sessione di test e di autovalutazione, gli studenti furono sottoposti ad una veloce lezione sulla materia di esame.

Terminata la formazione, fu chiesto agli studenti di rivedere la propria autovalutazione: il risultato fu che tutti gli studenti migliorarono la calibrazione dei giudizi ed in particolare gli incompetenti abbassarono significativamente la propria autovalutazione.

In sostanza, mostrando agli incompetenti il modo corretto di rispondere alle domande, si riduceva significativamente il loro deficit cognitivo.

Si ottiene quindi il paradosso secondo il quale per rendere gli individui più consapevoli della propria incompetenza occorre renderli più competenti, in pieno allineamento con il precetto socratico secondo il quale più sai e più sai di non sapere.

In sostanza la formazione rende le persone più consapevoli della propria incompetenza e quindi meno arroganti.

L’umiltà è un prerequisito fondamentale per acquisire ulteriore conoscenza perché, come sostenuto dalla psicologa Elizabeth Mancuso, “imparare richiede l’umiltà di rendersi conto di avere qualcosa da imparare.”

“Colui che sa di più, più sa quanto poco sa.”

Thomas Jefferson

FONTI VERIFICATE

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