Fieragricola e Fieracavalli, una legame che fonde agricoltura e zootecnia
La storia di Fieragricola tra innovazione e biodiversità
Nel 1898, quando a Verona si tenne la Prima Esposizione Agricola, l’agricoltura italiana era ancora profondamente legata ai ritmi naturali, alla diversità dei territori e alle conoscenze tramandate nelle campagne.
Oggi, a distanza di 128 anni e 116 edizioni dopo, Fieragricola si presenta come una piattaforma internazionale di innovazione, chiamata a rispondere a una delle sfide più decisive del nostro tempo: produrre tutelando la biodiversità e gli ecosistemi agricoli.
Ripercorrere la storia di Fieragricola significa osservare, in filigrana, l’evoluzione dell’agricoltura stessa.
Dai campi arati con la forza animale alla robotica, dai saperi empirici alla scienza dei sistemi complessi, fino alla consapevolezza odierna che senza biodiversità non c’è futuro produttivo.
“Innovare non significa rompere con il passato, ma integrarsi ad esso, istituendo un valore di legame tra persone, luoghi, storie, oggetti ed avvenimenti che lo hanno definito nel tempo“.
Tutto ebbe inizio in Cittadella
Come riporta Michele De Mori in Arcover, […] “Situata in contrata Santa Croce, l’area dove si installerà la prima sede della fiera di Verona, a causa della sua morfologia, era soggetta a continue inondazioni. Posta all’esterno delle mura comunali, a causa della presenza dell’Adige e dell’Adigetto, la zona si presentava molto umida, comportando gravi problematiche ai fabbricati presenti.
Verso la fine dell’Ottocento, il Comune di Verona si trovava nella necessità di realizzare nuovi e moderni servizi per la città e, già dal 1892, si stata discutendo dell’acquisto della vasta area dell’ex orto Biadego proprio per questo fine. Si ipotizzava, infatti, «la costruzione di un bagno pubblico, per aggiungere nuova area all’Istituto derelitti e per la costruzione del mercato del bestiame».
Nella seduta del Consiglio Comunale del 7 dicembre 1894 venne deliberato l’acquisto dell’area che si estendeva per più di due ettari e mezzo. Tra gli immobili oggetto della compravendita vi era anche un «follo da panni e molino da vallonea», poi trasformato in «segheria per marmi» situato lungo l’Adigetto e addossato alle mura comunali (mn 3905). L’atto di rogito fu stipulato il 13 aprile 1895.

Un hub ante litteram per il commercio agricolo
All’epoca, l’idea di istituire una fiera del bestiame a Verona non si era ancora sviluppata; si stava, invece, imbastendo quanto necessario per stabilire in città un mercato del bestiame allo scopo di favorire il commercio cittadino. Mercato che prese avvio nell’aprile del 1897 come ci racconta il segretario comunale Gualtiero Fassio.
«Il mercato bovino fu da principio mensile e fissato al secondo lunedì di ogni mese, per evitare la contemporanea ricorrenza degli altri mercati nei vari paesi della provincia, almeno più prossimi alla città, scegliendo intanto come località provvisoria la Piazza Cittadella per la sua posizione eccentrica e adatta ad un primo esperimento.
Per favorire l’istituzione si esonerarono gli accorrenti da qualsia tassa di posteggio e si somministrò alle bestie gratuitamente il foraggio per tutta la durata del mercato. Per facilitare l’accorrenza anche di negozianti e proprietari di altre provincie si fornì al loro bestiame oltreché il foraggio anche il ricovero.
Il mercato mensile fu inaugurato nel secondo lunedì di aprile del 1897 con una Fiera-Esposizione.
Visto il grande successo, in breve tempo Il progresso continuo del mercato e la sua ormai sicura affermazione decisero l’Amministrazione a trasformarlo da mensile a quindicinale per soddisfare le esigenze del pubblico».

Un format che vedeva il Cavallo protagonista
Al mercato del bestiame accorreva anche un elevato numero di cavalli; osservazione, questa, che portò l’Amministrazione a proporre, in via sperimentale, l’istituzione di una fiera franca dedicata agli equini.
L’esperimento, effettuato nei giorni 11, 12 e 13 ottobre 1897 in Piazza Cittadella e nelle aree adiacenti, prendendo a noleggio tettoie in legno, diede ottimi risultati. Si iniziò, quindi, a pianificare di istituire in via stabile una fiera semestrale di cavalli, da tenersi nei mesi di marzo e di ottobre. Era necessario identificare un luogo idoneo dove poter installare un sufficiente numero di scuderie. Inizialmente fu ventilata l’ipotesi di utilizzare l’ortaglia del barone Weil-Wess retrostante il suo palazzo sul corso Porta Nuova, e fronteggiante la chiesa delle Stimate. Ma, vista l’impossibilità di utilizzare tale spazio, in seconda battuta, venne identificata l’ortaglia Biadego, da pochi anni entrata nelle proprietà comunale.

Un cantiere monumentale
Per attuare il programma di costruzione del nuovo campo fiera fu dato incarico all’ufficio tecnico comunale di predisporre il progetto, seguendo il piano d’opera approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 28 dicembre 1897.
Questo prevedeva:
- la demolizione di parte dei vecchi fabbricati del vecchio convento per creare un nuovo accesso;
- la costruzione di 27 scuderie capaci di ospitare 24 cavalli l’una;
- la trasformazione dell’ortaglia in piano adatto;
- i servizi necessari di fognatura e di approvvigionamento idrico.
Il cantiere del primo lotto dei lavori, progettati dall’ingegnere capo municipale Arminio Righetti – che prevedevano la costruzione di 13 scuderie e le demolizioni necessarie per creare i varchi di ingresso – prese avvio il 10 gennaio del 1898 per mano dell’impresa edile di Angelo Tosadori.
Pochi mesi più tardi, nel giugno dello stesso anno sempre l’impresa Tosadori fu incaricata di procedere con il secondo lotto dell’intervento. Fu così demolita un’altra porzione dei fabbricati prospicenti via del Pontiere, realizzate altre 12 scuderie e predisposta la pavimentazione ed i necessari servizi.
Un terzo lotto dei lavori, appaltato sempre all’impresa Tosadori nel dicembre del 1898 portò alla realizzazione di un ingresso secondario nelle vicinanze del ponte Aleardi. Per questo nuovo ingresso si rese necessario la demolizione di una porzione del bastione del Crocefisso e la costruzione di un ponte sull’Adigetto. Nel varco di ingresso fu posizionato un’ampia cancellata in ferro.
Oltre 500 i cavalli della prima edizione
Complessivamente, le scuderie costruite nel corso del 1898 furono 25 per un totale di ben 544 cavalli che vi potevano esser ospitati.
Il sempre maggior successo della fiera portò alla realizzazione, durante il 1899, di tre ulteriori grandi scuderie poste a sud-ovest del campo, formanti un unico corpo di fabbrica, capaci l’una di 50, l’altra di 20, la terza di 16 cavalli.

L’ampliamento del campo proseguì senza interruzioni: nel 1900 furono costruite nuove tettoie e scuderie; nel 1901 altre 11 strutture.
Le scuderie stabili costruite a tutto il 1902 potevano contenere fino a 730 cavalli, un numero però che non riusciva a coprire l’ampia domanda di stazionamento di cavalli di lusso che si presentavano specialmente nella fiera di marzo.
Nello stesso anno i servizi del campo furono ulteriormente ampliati con la costruzione, lungo il lato rivolto all’Adige e previa demolizione del vecchio edificio rurale presente, di un ampio edificio che fungeva sia da palestra di ginnastica e scherma nel corso dell’anno sia da ristorante durante il periodo di fiera.
L’anno successivo fu approvata la costruzione di una cancellata in legno per la chiusura dell’accesso principale del campo fiera rivolto su via del Pontiere.

Dopo 10 anni oltre 5000 cavalli in fiera
Fieragricola e Fieracavalli, una legame che fonde agricoltura e zootecnia
Con la fine del decennio, dopo dodici anni di attività, la fiera di marzo aveva portato a Verona circa 5.000 cavalli, generando un giro d’affari per oltre sei milioni di Lire, raggiungendo un importante consenso sia nazionale che estero.

La continua crescita della fiera portò alla necessaria rimodulazione dell’ingresso poiché «le indecorose casette, di proprietà comunale, che ne fiancheggiavano l’entrata contrastavano con la grandiosità del parco delle scuderie».
Il tema fu affrontato dall’Amministrazione guidata da Eugenio Gallizioli (1909-1914) che incaricò l’ufficio tecnico comunale, diretto dall’ing. Alfonso Modonesi di redigerne il progetto. Modonesi (1873-1922), di origini bolognesi, era giunto a Verona nel 1910 dopo aver vinto il concorso per il posto di ingegnere capo dell’Ufficio tecnico municipale scaligero, dove rimase fino alla sua prematura scomparsa nel 1922.
Il progetto venne presentato al Consiglio Comunale – ed approvato – nella seduta del 21 dicembre 1914. La fiera semestrale dei cavalli stava riscuotendo un successo sempre crescente, tanto che l’edizione del 1924 fu inaugurata alla presenza di S.A.R. il Principe Ereditario e con la partecipazione dell’on. Alberto de Stefani. Inoltre, la successiva edizione fu ufficialmente riconosciuta ai sensi del R.D. 10 dicembre 1923 n. 2740 che permetteva importanti agevolazioni economiche.
Un anno da ricordare: il 1927
Il 1927 è ricordata come una delle date più significative per la fiera veronese. Sia per la presenza di S.A.R. il Principe di Piemonte ma, soprattutto, perché con Regio Decreto 7 Aprile 1927 n. 515 la Fiera Cavalli fu riconosciuta quale Fiera Nazionale dell’Agricoltura, decritta dal motto «tutto ciò che serve all’agricoltura tutto ciò che l’agricoltura produce».
Infatti, già da diversi anni, essendo in marzo il periodo nel quale gli agricoltori iniziavano l’annuale campagna per la coltura e per i raccolti, durante la manifestazione numerosi commercianti e costruttori di macchine agricole presentavano le loro merci al pubblico, rendendola così, di fatto, già una vera e propria fiera agricola.
Il sempre maggiore sviluppo della Fiera, allora gestita direttamente dal Comune di Verona, portò alla fondazione di un Ente Autonomo dedicato, riconosciuto con R.D. 30 ottobre 1930 n. 1464.

Durante il Ventennio la Fiera arrivò ad occupare tutta la struttura delle Caserme del Pallone, compresa la Gran Guardia, estendendosi anche sull’intera via del Pallone, Piazza Bra e Piazza Cittadella.
Fieragricola e Fieracavalli, un legame che fonde agricoltura e zootecnia
Uno stop forzato a causa della Guerra
Sarà la Seconda Guerra Mondiale ad interrompere questa l’importante sinergia tra la Fiera ed il centro storico di Verona che durava da quasi mezzo secolo. La zona della Cittadella subì, infatti, gravissimi danni provocati dai bombardamenti alleati; danni che interessarono anche il campo fieristico, in particolare le scuderie a nord.
I diversi danneggiamenti subiti, uniti alla necessità di una nuovo e più razionale sviluppo della sede fieristica saranno alla base del trasferimento della struttura nella zona sud della città, occupando quello che precedentemente era il IV autocentro militare.
Lasciato libera, dopo 50 anni di attività, il vecchio campo fu ritenuto idoneo per ospitare la nuova sede degli uffici finanziari del Ministero delle Finanze.

Un nuovo quartiere fieristico prende vita
Il grande complesso direzionale fu costruito nel 1966 su progetto dell’architetto Libero Cecchini, segnando così la conclusione di un’era.
Il glorioso passato dell’area è oggi fortunatamente ancora testimoniato dal palazzo di ingresso alla Fiera che venne salvaguardato quale importante valore storico architettonico, nonché testimoniale della città di Verona.
Valore riconosciuto ufficialmente anche con Decreto Ministeriale del 30 settembre 2013 che ne impose il vincolo di tutela monumentale ai sensi dell’art. 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
Ai giorni nostri
Ancora oggi, in via Pallone, a distanza di 120 anni, si trova la targa che ricorda la Direzione fiera e mercati le cui competenze, con un regio decreto del 1930, saranno poi trasferite all’Ente autonomo per le fiere di Verona, diventato dal 1 febbraio 2017 Veronafiere Spa.
“La straordinaria eredità che riceviamo dal nostro passato ci sostiene e ci indirizza verso un futuro denso di sfide, di cui abbiamo il privilegio di essere protagonisti” commenta Giovanni Mantovani, allora direttore generale di Veronafiere Spa.

L’edizione 2026
Fieragricola e Fieracavalli, una legame che fonde agricoltura e zootecnia
Fieragricola 2026, 117° edizione, si presenta ad espositori, associazioni di categoria e stakeholder Obiettivo «Full Innovation» per un’agricoltura sempre più sostenibile e hi-tech
Con 816 espositori (tutti i top brand presenti), 136 convegni e workshop, 11 padiglioni occupati per 52.000 metri quadrati, oltre a 6.000 metri quadrati di aree destinate alle più importanti mostre zootecniche a livello nazionale ed europeo e ai Dynamic Show, buyer e operatori del settore già accreditati da 28 Paesi, la 117ª Fieragricola, manifestazione internazionale di riferimento per l’agricoltura, dà appuntamento a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio prossimi.
Il format di Fieragricola 2026 si poggia su tre pilastri:
– trasversalità della manifestazione, con tutti i principali settori dell’agricoltura rappresentati: meccanica, zootecnia, biodiversità, colture specializzate (vigneto, frutteto e oliveto), energie rinnovabili, servizi e multifunzionalità delle imprese agricole;
– alto tasso di innovazione come elemento di spinta per migliorare produttività, sostenibilità e competitività delle imprese agricole, celebrato anche dal claim della 117ª edizione di Fieragricola, «Full Innovation», e declinato con un intero padiglione dedicato a Fieragricola Tech, con focus su agricoltura di precisione, digitalizzazione e robotica, smart irrigation, energie rinnovabili in agricoltura e biosolution.
A rappresentare il terzo pilastro è la formazione, strumento insostituibile per traghettare l’agricoltura verso le nuove tecnologie, la transizione digitale ed ecologica e l’avvento dell’Intelligenza Artificiale nella raccolta, gestione ed elaborazione dei dati.
Annalisa Parisi – Centro Studi per la Biodiversità PASSIONECAITPR


