Fai la cosa giusta…

by Paolo Piccolino Boniforti

Mi sono sempre chiesto per quale motivo – e soprattutto per quali circostanze – il settore equino, ippico ed equestre italiano non siano mai  riusciti ad organizzarsi in modo univoco.

Sebbene esistessero sistemi a loro volta molto strutturati quali il sistema AIA (allevamento a vocazione  zootecnica e agricola, gestione dei Libri Genealogici, selezione e miglioramento genetico), l’UNIRE (allevamento, e gestione dei LL.GG. delle razze da Galoppo, Trotto e Salto Ostacoli, totalizzatori delle scommesse, gestioni ippodromi,  categorie professionali etc… etc), oltre ovviamente quello sportivo della FISE.

Mondi che ogni tanto ammiccavano e si annusavano in situazioni sporadiche o emergenziali, ma mai senza una fattiva e razionale collaborazione organizzata in un preciso comparto.

Eppure esistevano sistemi in Europa quali Francia e Germania, snelli, funzionali, funzionanti e pronti all’uso cui ispirarsi.

Magari aggiungendo un piccolo tocco di genialità e inventiva che  aiuta  da sempre noi italiani  a distinguerci.

In Francia parte dei soldi introitati dalle scommesse ippiche venivano destinate agli investimenti dell’intero settore agricolo e zootecnico nazionale,  oltre a quello specifico del comparto equino.

Per chi avesse gironzolato da quelle parti e messo il piede in molte aziende agricole, spesso assieme all’indirizzo principale di allevamento, trovava due o tre fattrici di alto valore genetico che venivano allevate per la produzione di puledri di qualità.

Passione e plus valore del bilancio aziendale opportunamente supportati davano soddisfazione.

Così di riflesso soddisfazione tornava al comparto sportivo,  che attingeva ad un serbatoio genetico molto alto e competitivo in tutti i sensi.

A qualcosa del genere ci si era avvicinati agli inizi degli anni 2000, quando tra sistema allevatori AIA comparto equidi e Fise,  attraverso una convenzione sulla produzione di certificati unificati, si era trovato il terreno su cui avviare una proficua collaborazione.

L’opera di Graziano Menossi Presidente di ANACSI, Gianmaria Giraudini Presidente ANACRHAI, del Direttore AIA Dr. Bonizzi con i rispettivi Uffici Centrali e di settore, aveva di fatto chiuso il cerchio.

Nasceva una nuova famiglia. Ma sul versante AIA iniziarono le manovre delle truppe cammellate e di avvelenamento dei pozzi.

Alcune pedine importanti di quel progetto subirono la maledizione Cruciatus o furono rinchiuse ad Azkaban col risultato che dopo poco tempo ognuno riprese la propria strada, che ci ha riportato al via.

Ma come? Da dove? E con chi?

Domande che hanno ricominciato a frullarmi nella testa.

Troppe risposte avvelenate e scontate  a tutte queste domande. Meglio non pensarci.

Ma in uno di questi pomeriggi umidi, nebbiosi e noiosi, su un canale TV che passa vecchi film, danno “L’Uomo dei Sogni” un film del 1989 con Kevin Costner, Jame Earl, Ray Liotta, Amy Madigan, Ray Kinsella, e Burt Lancaster (s.t.).

Un film ispirato da un sogno. Kevin Costner nei panni di un contadino dell’Iowa costruisce un campo da baseball perché vi possano giocare i fantasmi dei grandi giocatori del passato.

Idoli di suo padre morto prematuramente dopo che  lui aveva lasciato, per dissapori con il genitore, la Farm.

Un senso di colpa inespresso sino a quando inizia a sentire  in sogno una voce“… fai la cosa giusta, se lo costruisci, tornerà.

Beh vi tralascio il resto e vi lascio alla piacevole curiosità di sapere come va a finire. Andatelo a guardare.

Fai la cosa Giusta!!!

Non in sogno,  ma come un fulmine mi ha rombato in testa. E subito dopo… fai quello che serve.

E come nella Regina degli Scacchi,  sul soffitto invece che le mosse che preveggeva di fare, mi è comparso un  cavallo.

Niente di che. Li abbiamo a casa. Si parla di cavalli a ogni pranzo e a ora cena. Li addestriamo, ci divertiamo con loro. E dove è la grande scoperta? Ho capito.

Ognuno dei Sistemi che  ho citato si occupa di cavalli.

Ma non sono per i cavalli e con i cavalli.

Sono pianeti che orbitano attorno ad un buco nero, che è potente, ma non illumina e attrae a sé solo per fagocitare.

Fai la cosa giusta? La risposta è provare a mettere al centro del sistema il cavallo.

In modo radicale senza tante balle. Smettere di usarlo come strumento di potere, di vanità o mera convenienza. Per far questo ci vuole “gente di cavalli”, naturalmente.

Fai quello che serve?

Serve un nuovo sistema dove il cavallo, non è un mezzo ma il fine della nostra passione e del nostro lavoro.

Se lavoriamo per lui, e con lui,  ci ritorneranno i frutti del nostro impegno. Oltre che ludico, ricreativo e affettivo,  anche economico.

Un grande Horseman scomparso da non molti anni – Ray Hunt – cowboy di poche parole ma di tantissima sostanza, fondatore con pochi altri delle recenti conoscenze in ordine di Horsemanship, ha lasciato ai posteri come sua eredità queste parole:

I am here for the Horses                                           Io sono qui per i cavalli

Than I am here for me                                              Poi sono qui per me

If there is anything                                                    Se è rimasto qualcosa

Left, you can have it                                                  Puoi averlo


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